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...Continua dalla prima pagina INNOVAZIONE per sviluppare le INFRASTRUTTURE e migliorare l’AMBIENTE Una forza riformista e di governo come il partito Democratico non può inseguire le tematiche della sostenibilità ambientale secondo schemi ideologici e sulla base di semplificazioni comunicative. La relazione tra sviluppo infrastrutturale del nostro paese e salvaguardia dell’ambiente è tema troppo delicato e complesso per essere affrontato con la logica della suggestione e dell’allarmismo mediatico. L’Italia ha bisogno di seguire un indirizzo che ponga gli obiettivi dello sviluppo come un punto prioritario, alla luce del deficit infrastrutturale e di dotazione che il nostro Paese accusa rispetto ai paesi europei più avanzati. Nel contempo, tale sviluppo dovrà avvenire nel rispetto di un rigoroso criterio di compatibilità ambientale, in relazione ai reali punti di debolezza che il sistema-paese presenta su questo aspetto. Sulla base di questi presupposti di metodo, si propone una politica per lo sviluppo sostenibile fondata sui seguenti 5 punti: - riconversione tecnologica delle fonti di emissione inquinante, con priorità per la riduzione delle polveri sottili, agendo prioritariamente sulle fonti effettivamente più aggressive (siti industriali e riscaldamento domestico); - politica energetica fondata sulla lotta agli sprechi, ma che sappia anche considerare le opportunità offerte dalle fonti energetiche alternative, a partire dall’ energia nucleare, oggi certamente più sicura e pulita rispetto agli anni del referendum; - politica dei trasporti in grado di coniugare il diritto alla salute con il diritto alla mobilità, adottando provvedimenti di contenimento delle emissioni da traffico che abbiano un effetto concreto e tecnicamente provato per la qualità dell’aria; - sviluppo infrastrutturale finalizzato all’integrazione funzionale dei sistemi, in grado di migliorare l’agibilità degli attuali numerosi “colli di bottiglia”, a loro volta causa dei fenomeni di congestionamento così dannosi per la qualità dell’ambiente; - rigorosa applicazione delle valutazioni di impatto ambientale per le grandi opere e ridimensionamento dei poteri di veto da parte degli Enti Locali. Una simile politica per la sostenibilità dello sviluppo non può considerarsi estranea agli indirizzi internazionali, non solo in materia ambientale, ma anche nelle materie che coinvolgono il mercato globalizzato. E’ in questo quadro che occorre introdurre una politica per la “globalizzazione dei diritti”, dove le regole vigenti in Europa per un modo “sostenibile” di vivere, di produrre e di viaggiare siano applicate anche nel resto del mondo. Si tratta di una sfida fondamentale, non solo per garantire un concreto risultato per la salute del pianeta, ma anche per stabilire una condizione di mercato paritaria, in grado di annullare le attuali evidenti disparità nelle condizioni di lavoro e nelle redditività produttive d’impresa.
INNOVAZIONE nella RICERCA e nell’ALTA FORMAZIONE per uno SVILUPPO ECONOMICO più competitivo
Il nostro Paese
presenta ormai da tempo una costante e progressiva diminuzione delle
risorse finanziarie pubbliche e private a disposizione per le
università e gli enti pubblici di ricerca, anche come conseguenza
del fatto che il sistema produttivo del Paese non riesce ad emergere
dalla crisi strutturale in cui versa da molti anni, perdendo
competitività rispetto agli altri paesi industrializzati e
possedendo sempre minori risorse per investire in Ricerca e
Sviluppo, che determinano innovazione. Il Governo Prodi ha finalmente introdotto una Agenzia di Valutazione della ricerca per la destinazione dei fondi pubblici sulla base dei risultati raggiunti. Nella ultima legge Finanziaria i fondi per la Ricerca e l’Innovazione sono aumentati rispetto al passato e soprattutto si è introdotta la detrazione fiscale del 40% sulle spese per R&S delle aziende che collaborano con Università ed Enti di Ricerca. E’ questa la direzione su cui bisogna puntare con il massimo delle risorse disponibili per aumentare la capacità di trasferimento tecnologico delle aziende, per passare alla valorizzazione dei molti risultati scientifici ottenuti dal nostro sistema università-ricerca per l’innovazione e per uno sviluppo economico adeguato ad un paese industrializzato che deve reggere la competizione mondiale.
INNNOVAZIONE delle istituzioni e della politica per RIFORMARE la società italiana Una compiuta democrazia deve basarsi sulla partecipazione attiva dei cittadini e sul riconoscimento della utilità del proprio partito. L’immagine negativa che tutti i partiti, indistintamente, oggi hanno nell’opinione pubblica più diffusa, non può essere ribaltata se non con regole trasparenti di funzionamento e di gestione. Queste regole nuove del modo di fare politica trovano la loro espressione nella carta fondamentale di un Partito che è lo Statuto, recentemente approvato dal PD. Prima di tutto il PD deve impegnarsi alla riforma dell’attuale sistema elettorale che il precedente governo di centro destra ha introdotto unicamente per ridurre l’entità della propria sconfitta, per indurre la disarticolazione e la conflittualità tra le forze politiche, per limitare la possibilità di buon governo, per di più annullando le possibilità di scelta dei candidati da parte del cittadino. Se le forze politiche non riusciranno a trovare una soluzione ampiamente condivisa su come riformare il sistema elettorale, possibilmente insieme ad alcune riforme costituzionali sulle quali c’è da tempo ampio consenso (ad esempio la riduzione del numero dei parlamentari). Come altra normativa prioritaria per un Paese normale, è evidente l’importanza di una legge sul conflitto di interessi, che è sempre più un fenomeno diffuso sia per la bassa sensibilità sociale verso questo problema, sia per la pervicace resistenza del centrodestra all’introduzione di una efficace normativa distintiva di tutte le moderne e liberali economie occidentali. Vi è da rimarcare la necessità di un impegno concreto per ridurre drasticamente i costi della politica e della pubblica amministrazione, rimuovendo i troppi privilegi di cui gode chi opera nel settore della politica, sia a livello nazionale che locale. Si tratta di ricondurre questa materia ad una rigorosa applicazione delle norme di gestione e di controllo della spesa degli organismi istituzionali vigenti a livello comunitario.
INNOVAZIONE per una Italia LAICA e RIFORMISTA I laici, i riformisti, i “liberal” che si riconoscono nel Partito Democratico intendono aderire ad una grande forza democratica, moderna, di governo, di matrice europea, che non abbia tentennamenti sui valori che sottendono alla laicità dello Stato e delle sue Istituzioni, con tutte le conseguenze derivanti da ciò, e sulla difesa dei diritti civili acquisiti. Il Partito Democratico deve fare del “metodo laico” il fondamento del proprio agire nella società e nelle istituzioni. Un metodo che rifugga da ogni forma di fondamentalismo dalle rigidità ideologiche imposte dalla logica del “senza se e senza ma”. Un metodo che richiede la sua applicazione nelle grandi materie che deve affrontare una istituzione democratica moderna (politica economica, sviluppo sostenibile, politica internazionale, lotta al terrorismo). Su questi aspetti, il PD dovrà far proprie queste 4 linee d’azione:
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